poesie dal profondo
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Metodi a parte
Si, lo so.
Hai delle critiche da farmi
riguardo al mio modo di corteggiarti.
Pedinarti per la strada,
nascondendomi dietro un giornale letto all’incontrario
Sfiorarti per caso passando con la bici
Rovesciarti addosso una tazza di cioccolata calda
Fotografarti senza preavviso
e poi adulare quello scatto come un santino
Recitarti a memoria una mia poesia di otto strofe
Baciarti a bruciapelo e poi scappare
Invitarti a cena soltanto per guardarti mangiare
(non avevo abbastanza soldi per due)
Chiamarti di notte e piangere alla cornetta
Costringerti a scarpinare sul monte più alto della nostra città
per guardare al tramonto il panorama di cemento.
Tutto questo è molto criticabile,
eppure ora vedo
giorno dopo giorno
che, metodi a parte,
ti convinci sempre di più.
All'infuori di te
Da bambini, dalle mie parti, giocavamo a scannarci
lottavamo con i vetri di bottiglie
portavamo i sassi nelle tasche
ci aizzavamo i cani contro
e non c'era altra vita, all'infuori di quella.
Il mio migliore amico
con cui ci dividevamo il pane
cambiò alleanza
fu lui che mi sfregiò con quel lungo segno
che tu ora
trovi così caratteristico.
Ma questo faceva parte delle regole
e io non ne conoscevo altre, all'infuori di quelle.
Questi ricordi sono sepolti lungo la strada
in cui ho mangiato polvere
e ho sputato sangue
ma che mi ha portato qui
dove i fiori non gelano mai.
Stringimi forte.
Ora che guardo il mio riflesso nel tuo sguardo,
non posso immaginare altra vita,
all'infuori di questa.
Ho lavato le lenzuola
passato l'aspirapolvere
lucidato ogni superficie.
Ho perquisito armadi e cassettini
rivoltato la casa sottosopra
e rimesso tutto a posto.
Non era rimasto un solo tuo capello
niente impronte di rossetto
nè preservativi usati
(per il tuo Chanel è servito il mangiaodori).
Poi lei è rientrata
ed è andata tutto liscio
finchè ti ha visto nei miei occhi
e ha capito tutto.Con un urlo, la notte
Sono nato dove un
uomo
vale meno
della merda dei buoi
ho vissuto in boschi
che nascondono un'oscurità spessa
come la roccia
regni di silenzio puro e glaciale
sono morto di freddo più volte
e altrettante sono resuscitato
sono stato picchiato
fino a inghiottire il mio sangue
ma ce l'ho fatta a restare in piedi
per rendere la pariglia
sono andato via
con appresso il peso
di tre generazioni di miserabili
ho fatto molti chilometri
migliaia
ho contato le stazioni
i paesini sonnolenti
gli sbirri sadici
poi
ho visto il mare
che assomigliava tanto ai miei laghi
ma di fronte
mi ci sentivo più solo
e di nuovo ho dormito al freddo
e poi al caldo
mi sono spaccato la schiena
e con un grigno sui denti
ho conquistato la prima
camicia pulita
della mia vita
e ho dimenticato tante cose
e ora mi faccio chiamare
con un nome diverso
ho due lire nel portafogli
e la mia storia non la racconto
a nessuno
neanche a te, amore mio
ma certe volte mi ritorna addosso la notte
e con un urlo la caccio via.
Mi faccio domande
che sono senza risposta.
E proprio lì sta la verità.
Quando mi hai baciato hai chiuso gli occhi
Li hai riaperti e non ti ricordavi chi ero:
L’amnesia ti colpì così, all’improvviso.
Fu, per forza di cose, la fine della nostra relazione.
Sospeso nel respiro
all’improvviso prendo e urlo
mi fa eco il grido di un gabbiano
e torna la calma.
Adesso fra le impronte nella spiaggia
ci sarà pure la mia.
A pelle viva, negli ultimi giorni
Un rombo all'improvviso
ecco un vento gelido
dalla bellezza incomprensibile
che porta malinconia
che ti agita dentro
che ti risveglia
e tutto si coalizza per
farti sentire vivo
mentre prima eri una statua
di gesso
in un mondo
immobile
e nessun silenzio
puo' tacere ora
le voci dentro
che gridano ordini
che persuadono dolcemente
che parlano di sogni.
In fondo e' solo di conforto
pensare che
niente puo' proteggere dal freddo
la tua viva pelle
in questi giorni ultimi.