poesie dal profondo
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Avevi scomesso che ti sarebbe bastato uno sguardo
neanche lo sforzo di una parola.
Ed è stato proprio così.
Ora mi giro e mi rigiro la notte nel mio letto
e il tuo silenzio non smette di parlarmi.
Ti giuro, Dio, che mai mi sono perso alla ricerca di un fine,
che non ho mai trovato ricchezze, donne, e potere
che non abbia poi subito abbandonato
per un capriccio instantaneo
per un aquilone colorato
per divertirmi a sorprendere.
Giuro di non aver mai scritto un curriculum
che non contenesse qualche grossa invenzione;
di non aver mai fatto domanda in carta bollata,
di non aver mai studiato una legge o un regolamento
se non allo scopo di smascherarne l’ipocrisia.
Giuro e spergiuro di non aver mai fatto pubbliche relazioni
e di aver invece ballato con gli zingari e gli storpi,
ma non per altruismo,
solo perchè insistevano che lo facessi.
Confesso che ho sciupato interi pomeriggi:
seguendo gli spostamenti di un batuffolo di polvere;
facendo disegni su vetri appannati;
sbucciando fave con mia nonna e sua cognata;
amando i romanzi di Dostojevskii;
addormentandomi sui romanzi di Dostojevskii;
immaginando che belle donne mi bramassero;
immaginando di essere un principe che difende i poveri;
sfidando me stesso a scacchi e certe volte pure perdendo;
scrivendo versi in rima baciata;
guardando sempre gli stessi film finchè non sapevo le battute a memoria;
aspettando l’ispirazione,
soprattutto aspettando l’ispirazione.
Solennemente dichiaro che ho fatto tutto questo
e poco altro,
che ho aspettato la morte
senza false illusioni,
che ho amato e sognato,
ma senza un piano;
e che adesso mi spengo
e va bene così.