poesie dal profondo
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Il vangelo secondo Skordovic (abitante della Kalsa)
Beati i poveri di spirito.
Essi abitano qui, alla Kalsa
quartiere di Palermo
Sicilia, Italia, Mondo
Beati i miserabili, i malacarne, i derelitti
che stanno qui alla Kalsa.
Girano con motorini rubati
Sucano babbaluci e schiacciano semenza
Al passaggio ti guardano male:
“a tagliarti la faccia”.
Beati quella che hanno fame di frittola e musso
E sete di birra Forst
Abitano alla Kalsa da quando sono nati
Siedono sui gradini di S. Teresa tutta la giornata
Proteggono le loro mogli-bambine incinte
Se ci capita un lavoro lo fanno, sennò no.
Beate le meretrici, perché troveranno i loro clienti
la sera sui marciapiedi di via Lincoln
o di giorno tra i cespugli della Favorita.
Sono le stesse. Le trasporta, ogni pomeriggio, il magnaccia con il lapino.
Beati i mafiosi della Kalsa
Che girano con le macchine coi vetri fumé
E le fanno sgommare
Che si mettono a parlare in piazza
E tutti si mettono in cerchio ad ascoltare .
Che c’hanno le fidanzate procaci
Le vestono firmate e le tengono come trofei.
Beati loro, putredine della terra, perché hanno quello che gli altri non hanno.
Beati i bambini della Kalsa
Che giocano a pallone a Piazza Magione
Che rompono i finestrini delle auto
per fare vedere che lo possono fare
Che si tirano le pietre
Che diventeranno miserabili, derelitti,
malacarne, mafiosi, magnaccia, disoccupati,
padri-bambini, succiatori di babbaluci.
Talvolta mentendo, talvolta dicendo la verità
Diranno ogni sorta di male contro di loro
E li perseguiteranno, li affliggeranno.
Beati loro che non avranno nessuna ricompensa,
nessun regno dei cieli, nessun inferno
La loro vita andrà così, e basta.
Rock funeral (quasi una storia vera)
Ti ho visto morto/disteso a braccia conserte/la tua bara sul catafalco/le unghia gonfie, viola/le fiaccole di vetro con dentro una lampadina/di 20 watts.
Avevi un fazzoletto sulla faccia/ e sopra un altro velo/ per attutire la puzza/ che certo non era odore di santità/ ma vermitudine in divenire.
Tre corone attorno alla bara semi aperta/tutte mandate da persone importanti tue coetane/ tra poco toccherà a loro/ mi immagino le loro facce/ e non posso che immaginarle mostruose
Guardo le persone attorno/ vivono anche esse in prospettiva di diventare defunte/ parlano di soldi che non hanno ricevuto/di figli che non li amano/ di fuorigioco del Palermo recriminati.
Fuori comincia a calare l'afa/ dentro qualcuno deve accendere l'aria condizionata/ perchè si sa, il caldo accelerà la decomposizione/ e dobbiamo tirare avanti fino a domani/ quando ti metteranno sottoterra.
In un angolo qualcuno ride/ per una battuta che non c'è stata/ al citofono suonano i becchini/ in strada fa baccano un'autoradio: questa è la vita di merda che hai lasciato.
Eppure tutto si coalizza/ in un minuto di silenzio/ si sono esauriti gli argomenti di conversazione/ per un momento tutto tace/ quando ecco un urlo all'improvviso/ poi un accordo distorto di una chitarra: la voce di Lou Reed
Questo è lo scherzo che ci hai giocatoo che hai giocato a te stesso. Hai messo la sveglia nella radio, per le cinque del pomeriggio, e non sapevi che Radio Capital ti avrebbe sorpreso in una bara, con un digrigno gelato nel rigor mortis, col pallore di una luna piena, avvolto come una mummia, ad allietare il tuo funerale.
Reincarnazione
Un colpo di tosse, il silenzio s'infrange, un sorriso metallico, sopra: un cielo sbiadito, sotto: inferno rovente, gli sguardi si incrociano, il solo testimone è uno specchio, poi una mezza parola inghiottita, hai già capito tutto, io sono vulnerabile quanto un'ulcera, tu sei la regina di coppe.
Passano anni forse secoli. Tu sei un'altra persona. Reincarnazione. Sei diventata più bassa, ma per il resto sei molto bella. Ancora uno struscìo involontario. Sempre lo stesso cielo. Questa volta ti dico due parole, ma vorrei riversarne tremila. Finisce lì. Torno da dove sono venuto, prendo il primo treno, se riesco a chiudere la lampo di questa mia valigia, colma di desideri.