poesie dal profondo
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Corvi
Apprendo la bellezza;
uso lo sguardo,
selettivamente.
Ma un giorno i corvi
mi caveranno gli occhi dalle orbite
e si porteranno via i desideri
Il vento se lo portò (la jetée) Sono finito così. Una sagoma di gesso sull’asfalto della spianata, segnalato con un vestito marrone e la cravatta azzurra che mi hai regalato tu per il mio trentesimo compleanno.
Ho un’espressione buffa Devo essere morto, anzi stramorto ma, dico io, neanche valeva la pena di nascere a parte che per vedere quei tuoi occhi seri fissarsi un attimo su di me sconquassando il ciclo orbitale del pianeta: quella sera di calore lugliesco esistevamo solo noi due
e i cani randagi a cercar carogne fu allora, adesso e mai su quella stessa spianata dove io mi sono gettato gridando il tuo nome al vento.
E il vento se l’è portato.
Io sono buono
Io sono buono. Non sottoscrivo ideologie o religioni. Semplicemente credo nella bontà e la esercito con successo. Se qualcuno soffre, mi precipito. Senza discriminazioni. Sono lì per tutti, senza differenza di sesso, razza, censo.
C’è da dire che ultimamente ho incontrato seri ostacoli. Non è più come una volta. In tempi di leggi ingiuste, dittature, guerre, e povertà la bontà paga. Più soddisfazioni. Ma da queste parti abbiamo avuto periodi d’oro: benessere, democrazia, leggi moderate. Nessuno aveva bisogno di nessuno. Il cinismo prevaleva.