poesie dal profondo
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La lingua che uso
La lingua che uso
per queste poesie a sperdere
non è la tua
e non è neanche la mia,
amore caro
la mia lingua l’ho dimenticata
e adesso ne ho un’altra
che tu non conosci
e sentendomi parlare
non mi capiresti
nella nostra lingua
parlavamo d’amore,
avevamo parole in comune
e usarle ci faceva piacere
ma adesso quella è solo
la tua
lingua
che per me
è la lingua dell’abbandono,
fatta di parole del passato
che gridano nel buio,
e di verbi che mi stringono forte
come filo spinato
quella che parlo ora
anzi balbetto
è una nuova lingua
e quella vecchia,
quella tua
che prima era anche mia,
non la uso più
questa qui l’ho imparata per strada
sembra inventata da poco
talmente è divertente;
è piena di dolcezza
perché è la lingua del sollievo
è l’idioma di un letto caldo
e di una camicia pulita
la lingua vecchia
non la uso più
preferisco la nuova,
piena di parole di nostalgia
e di verbi del ricordo,
che mi stringono forte
come facevi tu.
