poesie dal profondo
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Cose che sono successe (vengo da Skopje)
- Questa zona è piena di tipi poco raccomandabili.
- Quale zona?
- Palermo
- Mi ricorda Skopje.
- E chi è?
- È un posto.
- Ma lì di sicuro non ce n’è tipi come Toni Mallo, che chiede il pizzo alla battona di vicolo Marotta. È una che avrebbe l’età di me nanna e si mette l’ombretto rosso per sembrare più giovane, ma l’ombretto è di chiddi scarsi, ha la consistenza di una polverina che quando ci soffi passa via. Lei soldi non ce ne ha mai, se ci passi è sempre lì a sbucciare arance e cipolle, ci si fa un’insalata. Guarda la televisione nel suo stanzone, ma mette la sdraio fuori (è la sdraio quella con i tubolari di plastica, che d’estate se ti ci siedi ti lasciano i segni nelle gambe, ma nella sua alcuni mancano o sono pendenti, se ti ci siedi affossi), la sedia fuori vuol dire che travagghia, è al lavoro, operativa. Ogni tanto ci va qualche vecchio e lei lo fa entrare e chiude la saracinesca dello stanzone. Ma è solo qualcuno che c’è affezionato e si ricorda quando andava a trovarla all’albergo Colombia, perché un tempo se ne stavano tutte nell’albergo, come delle signore, anche se ogni tanto arrivava la polizia e le metteva nel furgone. Ora non busca più niente, che può manciari? Solo un’insalata d’arance. Con l’euro poi non ne parliamo. E questo Toni Mallo ancora che l’atturra, la secca, ma tutta la famiglia è di scassapagghiari: c’ha un fratello arrestato all’Ucciardone e uno morto, che ha fatto un incidente con un vespino rubato e neanche lo stavano inseguendo. Abitano a Danisinni, mia cognata che sta lì me ne racconta di cose. Il padre c’ha ancora una spilla nera, attaccata sempre nella stessa camicia, non se la cambia mai; è sciancato e fa il posteggiatore a piazzetta Sett’angeli; dice che ha conosciuto Pino Marchese e mi sa tanto che suo figlio fa la stessa fine.
- E chi è Pino Marchese?
- Minchia, ma tu non ne sai niente di cose che sono successe, ma da dove vieni?
Vengo poi a sapere che Pino Marchese era un cantante di canzoni napoletane, associato a una famiglia mafiosa. A quanto pare gli capitò di “parlare” troppo. Erano gli inizi degli anni ottanta. Un giorno lo trovarono ucciso in una panchina di Piazza Indipendenza, con i genitali in bocca. Da allora, da quelle parti, fare la fine di Pino Marchese vuol dire fare una brutta fine.
