poesie dal profondo
visitato *loading* volte
L'uomo che voleva uccidere Berlusconi
La sera, fino a notte fonda, P. girava con la Lapa a tre ruote a raccogliere cartoni e ferrovecchi. Faceva il giro dei furgoni compattatori, ma li precedeva; prima che loro arrivassero lui si caricava la roba e quando diventava tanta la legava di sghimbescio che ad ogni staffa tutto sobbalzava e sembrava crollare come un castello di carte. All’alba la portava da Mimmo a Borgo Nuovo, che gli faceva un prezzo onesto, poi tornava a casa e mentre si coricava si svegliavano i suoi figli.
P. era sovrappeso e per entrare nella lapa aveva scardinato gli sportellini, così riusciva a tenere una coscia fuori. Nell’angolo del vetro, a bloccare la visuale, teneva un adesivo di Forza Italia, con i colori ingialliti, e uno di Padre Pio. D’estate se la passava male perché non c’erano tanti ferri, ché la gente è in vacanza. D’inverno se la passava pure male, perché con la pioggia trovava i cartoni ammolliti, che non gli servivano a niente e poi gli entrava l’acqua dentro, di lato, nella Lapa, ogni volta che pioveva e tirava il vento.
In rari momenti, girando di notte, la città era quieta e bella, e lui sognava d’incontrare una femmina bona come quella dei cartelloni pubblicitari e farsela aggratis. Altre volte gli prendeva lo sconforto e borbottava: “ddu curnutu di Berlusconi, l’ammazzassi”.
