poesie dal profondo
visitato *loading* volte
Morte all’ipermercato
L’ipermercato è un cimitero
C’est là que je veux crever
Sarebbe una morte eclatante!
Ucciso da un’arma da fuoco
Tra i ripiani di assorbenti in offerta
A bocconi in mezzo alle confezioni famiglia maxi-risparmio
Tra lo struscio metallico di carrelli che cozzano l’uno contro l’altro, in panico
Tra lo sgomento di cassiere impettite
Tra acquirenti mummificati
Tra commessi che si chiederebbero chi sistemerà gli scaffali divelti;
davanti al manager che, slacciandosi la cravatta, direbbe: “porcazzozza”.
E le indagini appurerebbero che ero un tipo sospetto
Innanzitutto: immigrato
(la cronaca: “Cadavere di uno slavo da Auchan: la polizia brancola nel buio”)
poi si saprebbe subito che non avevo un mutuo,
che non ho mai immatricolato un’auto,
che non ho pensioni, indennità, sinecure,
solo un modesto conto in banca
che lascerò intestato a te;
(ti vedresti piovere un gruzzolo dal cielo
recapitato con la lettera di un notaio
nelle fangose vie di Šuto Orizari)
Poi chiuderebbero il caso
Pronti per l’apertura del sabato mattina
Il clamore si spegnerenne tra i computi di casse
Che fagocitano ziliardi di euro
E, per sempre, io, freddo, nella tomba
Con un buco rosso nel cuore
e in tasca, nel mio funebre vestito,
quella maledetta carta punti
che non riuscivo mai a completare.
