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poesie dal profondo

Utente: skordovic
Nome: Pino Skordovic
Immigrato slavo a Palermo. Spoeta.

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sabato, 26 agosto 2006

Il compilatore di necrologi

 

Pietro S. fu contento quanto lo presero per l’apprendistato. Gli dissero: il tuo compito – perora – è compilare necrologi. Tutte i grandi giornalisti iniziano con la gavetta. Non rifiutò.

Pietro era bravo. Aveva il dono della sintesi. In quatto righe raccontava una vita. Il suo segreto: misurava gli aggettivi. Se i parenti dei defunti parlavano di “straziante dolore”, lui scriveva “intenso sconforto”; se gli dicevano “vuoto incolmabile”, lui traduceva “sentita mancanza”.

Alla fine tutti erano contenti. Anche il direttore, che gli aumentò lo stipendio, e gli disse: sei irrimpiazzabile, come scrivi dei morti tu, nessuno.

Passarono trent’anni. Pietro S. non diventò mai giornalista, o forse in un certo senso lo è sempre stato. Comunque ora è morto. Sul giornale ha lasciato un riquadro bianco: l’unico necrologio che non ha mai voluto scrivere è stato il suo.

scritto da: skordovic a 10:28 | link | commenti |
lavoro, morte

mercoledì, 19 aprile 2006

Morte all’ipermercato

L’ipermercato è un cimitero
C’est là que je veux crever
Sarebbe una morte eclatante!
Ucciso da un’arma da fuoco
Tra i ripiani di assorbenti in offerta
A bocconi  in mezzo alle confezioni famiglia maxi-risparmio
Tra lo struscio metallico di carrelli che cozzano l’uno contro l’altro, in panico
Tra lo sgomento di cassiere impettite
Tra acquirenti mummificati
Tra commessi che si chiederebbero chi sistemerà gli scaffali divelti;
davanti al manager che, slacciandosi la cravatta, direbbe: “porcazzozza”.

E le indagini appurerebbero che ero un tipo sospetto
Innanzitutto: immigrato
(la cronaca: “Cadavere di uno slavo da Auchan: la polizia brancola nel buio”)
poi si saprebbe subito che non avevo un mutuo,
che non ho mai immatricolato un’auto,
che non ho pensioni, indennità, sinecure,
solo un modesto conto in banca
che lascerò intestato a te;
(ti vedresti piovere un gruzzolo dal cielo
recapitato con la lettera di un notaio
nelle fangose vie di Šuto Orizari)

Poi chiuderebbero il caso
Pronti per l’apertura del sabato mattina
Il clamore si spegnerenne tra i computi di casse
Che fagocitano ziliardi di euro
E, per sempre, io, freddo, nella tomba
Con un buco rosso nel cuore
e in tasca, nel mio funebre vestito,
quella maledetta carta punti
che non riuscivo mai a completare.

scritto da: skordovic a 22:51 | link | commenti |
morte, immigrati

venerdì, 04 novembre 2005

Gagan

Gagan,
carissimo,
so quello che hai passato:


a sette anni hai visto tuo padre
picchiato con il legno nero
dagli sbirri
in quel merdacazzo di Belgio;


a nove anni
hai sentito tuo zio
in camera, la notte,
stuprare tua sorella,
o forse non era neanche tua sorella.


A dodici
un uomo è morto davanti a te;
aveva sgarrato con i pusher
di Piazza Garraffello,
dove tu firriavi tutto il giorno
con una bicicross rubata.
Ti ricordi?


Ora hai quindici anni,
Gagan,
sei carissimo,
però
quel portafogli,
che hai rubato con la sgriciata,
nella folla di via S. Agostino,


era mio.

scritto da: skordovic a 12:06 | link | commenti (2) |
morte, palermo, immigrati

mercoledì, 02 novembre 2005

Il portiere di notte

Conoscevo uno che era portiere di notte. Per lui la notte era giorno e il giorno, era pure giorno. Dormiva poco e male. Mangiava di fretta, alle tre del mattino, e con gran sensi di colpa.

Aveva allucinazioni talvolta, che gli causavano grandi difficoltà. In solitudine faceva piani molto ambiziosi per il proprio futuro, al limite del delirio, ma al mattino sembravano ridicoli. Salutava tutti i clienti con rispetto, ma essi non si ricordavano mai la sua faccia. Per passare il tempo si collegava a una chat di altri portieri di notte: una compagnia monotona, purtroppo.

Una notte credette che l’albergo fosse popolato da vampiri. Aveva paura per la sua incolumità, ma si fece coraggio. Entrò in tutte le camere dei clienti. Si servì del passepartout, in dotazione. Li fece fuori tutti, trafiggendoli nel cuore. Recuperò una certa tranquillità, ma perse il lavoro.

Adesso è in una casa di matti. La notte dorme come un sasso. Il giorno ha cattivi pensieri. Crede di impazzire lì dentro. Non si sa quanto ci starà. Vorrebbe uscire fuori, e avere un lavoro normale.

scritto da: skordovic a 08:00 | link | commenti |
lavoro, notte, morte

venerdì, 21 ottobre 2005

Ultima conversazione

 

Ti ho detto tutto quello che non volevo dirti,

mi hai risposto soltanto con parole che non volevo sentire.

Dimmi quale è il segreto nel tuo cassetto:

io ti aprirò un baule.

Per il resto non ho paura di niente,

solo di rimanere inchiodato al tuo sguardo

e seccare al sole.

 

 

 

scritto da: skordovic a 21:27 | link | commenti (3) |
conversazione, morte, poeta

domenica, 02 ottobre 2005

Lettera ad Hari

Amico Hari, vieni a Palermo.

Qui ci sono:

Impiegati regionali provinciali comunali stipendiati garantiti parassiti; disoccupati mezzi occupati, mezzi assistiti; posteggiatori abusivi; ambulanti scassacugghiuna; mafiosi noti e ignoti; grandi professionisti incompetenti della legge della medicina della cultura; imprenditori senza idee; magistrati distratti; giornalisti analfabeti; artisti plagiari; studenti apatici; giovani delusi; famiglie ipocrite; preti pagani; tifosi traditi; politici collusi; eroi morti.

Bella gente.

Tu sei solo povero, amico Hari.

Ci sarà posto anche per te.

scritto da: skordovic a 11:35 | link | commenti (3) |
lavoro, morte, palermo, immigrati

venerdì, 16 settembre 2005

Innamorato terminale

L’aveva incontrata e rifiutato di dimenticarla.


Ora era troppo tardi,
l’amore gli aveva fatto cancrena.

scritto da: skordovic a 22:10 | link | commenti |
amore, morte, poeta