poesie dal profondo
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L'uomo che voleva uccidere Berlusconi
La sera, fino a notte fonda, P. girava con la Lapa a tre ruote a raccogliere cartoni e ferrovecchi. Faceva il giro dei furgoni compattatori, ma li precedeva; prima che loro arrivassero lui si caricava la roba e quando diventava tanta la legava di sghimbescio che ad ogni staffa tutto sobbalzava e sembrava crollare come un castello di carte. All’alba la portava da Mimmo a Borgo Nuovo, che gli faceva un prezzo onesto, poi tornava a casa e mentre si coricava si svegliavano i suoi figli.
P. era sovrappeso e per entrare nella lapa aveva scardinato gli sportellini, così riusciva a tenere una coscia fuori. Nell’angolo del vetro, a bloccare la visuale, teneva un adesivo di Forza Italia, con i colori ingialliti, e uno di Padre Pio. D’estate se la passava male perché non c’erano tanti ferri, ché la gente è in vacanza. D’inverno se la passava pure male, perché con la pioggia trovava i cartoni ammolliti, che non gli servivano a niente e poi gli entrava l’acqua dentro, di lato, nella Lapa, ogni volta che pioveva e tirava il vento.
In rari momenti, girando di notte, la città era quieta e bella, e lui sognava d’incontrare una femmina bona come quella dei cartelloni pubblicitari e farsela aggratis. Altre volte gli prendeva lo sconforto e borbottava: “ddu curnutu di Berlusconi, l’ammazzassi”.
Preferisco perderti
Meglio perderti adesso
che ho tanto tempo
davanti a me.
A meno che
non mi stramazzi un fulmine
ma ciò non avrebbe senso,
(eppure queste cose avvengono).
Non mi dispiace perderti ora
e trovare consolazione
nell’abbraccio della nostalgia
o nelle carezze di un’altra donna;
che non saranno come le tue
ma saranno pur carezze
quindi non da buttare via.
A perdere ci sono abituato.
Ho iniziato con cose piccole:
un numero di telefono; un mazzo di chiavi;
una cravatta; un cellulare.
Ho continuato col passaporto,
il posto di lavoro, la salute e le amicizie.
Adesso mi tocca perdere anche te:
è la stessa sensazione,
solo che è infinitamente più complicato.
Certe volte si ritrovano
le cose che si perdono,
ma io preferisco perderti per sempre
perché la tua presenza è rovinosa
e la tua assenza è terribile.
Ma fra le due preferisco la seconda
che mi permette di ricordare
e di tenerti nei miei sogni.
Vorrei convincerti a restare,
ma siccome prima o poi te ne andrai
non aver timore di farlo subito.
Perché una volta persa te
non ho più niente da perdere
e continuerò a vivere
raschiando i bassifondi
dove, non si sa mai,
potrei pure trovare qualcosa.
Il portiere di notte
Conoscevo uno che era portiere di notte. Per lui la notte era giorno e il giorno, era pure giorno. Dormiva poco e male. Mangiava di fretta, alle tre del mattino, e con gran sensi di colpa.
Aveva allucinazioni talvolta, che gli causavano grandi difficoltà. In solitudine faceva piani molto ambiziosi per il proprio futuro, al limite del delirio, ma al mattino sembravano ridicoli. Salutava tutti i clienti con rispetto, ma essi non si ricordavano mai la sua faccia. Per passare il tempo si collegava a una chat di altri portieri di notte: una compagnia monotona, purtroppo.
Una notte credette che l’albergo fosse popolato da vampiri. Aveva paura per la sua incolumità, ma si fece coraggio. Entrò in tutte le camere dei clienti. Si servì del passepartout, in dotazione. Li fece fuori tutti, trafiggendoli nel cuore. Recuperò una certa tranquillità, ma perse il lavoro.
Adesso è in una casa di matti. La notte dorme come un sasso. Il giorno ha cattivi pensieri. Crede di impazzire lì dentro. Non si sa quanto ci starà. Vorrebbe uscire fuori, e avere un lavoro normale.