poesie dal profondo
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Manifesto dello spoeta
Tutti i poeti nascono per fare altri mestieri
e alcuni ci riescono.
Fanno la scuola per ragionieri;
vanno a bottega da barbieri;
praticano da avvocati
vendono kebab
e quant’altro.
Diventano poeti per sbaglio.
Per un incidente ridicolo
per un sassolino che sentono nella scarpa
per un bicchiere di vino a stomaco vuoto
per la sensualità di una donna
(soprattutto per quest’ultima).
Poi cominciano a essere TESTIMONI
di eventi insignificanti
che loro credono
poetici:
un uomo grasso squittisce con uno starnuto;
una vecchia puttana gioca a Tetris sul telefonino;
un uomo di cent’anni racconta al bar la sua giovinezza;
un cane passeggia con la stessa smorfia del suo padrone;
la sera che cala e resta una bella luce
sulla quale si stagliano le ombre lunghe dei passanti.
Queste immagini così povere e fragili
nelle loro menti tormentate
diventano raptus di bellezza
che essi incastrano in gabbie di parole,
anzi di versi,
per ammirarle per sempre
e mostrarle agli amici.
Insomma a scrivere poesie
non ci vuole niente,
solo un po’ di buon umore.
Ma alcuni non sanno fare neanche quello
e nonostante le raccomandazioni degli amici
abbandonano il loro mestiere
e s’improvvisano spoeti.
Convincimento
(Micro-piéce. Una strada, un vecchio e un giovane. Inizia il giovane)
Quattro chili di patate
C’ha manciari una settimana
Ma anche io ho il mio orgoglio,
non mi ci metto a rubare vespini
megghiu crepari sazio, figlio mio
e poi non ho l’abilità, la furberia
E' questione di convincimento, pure un cugghiuni lo sa rùmpiri un vetro
e come si fa?
Si fa così. Si prende un mattone, anzi
un pietrone, un balatuni, si copre con
uno straccio, come quello che Zizza
ci lava le scale, lo straccio te lo tieni in tasca,
e deve essere asciutto. Ci lasci sono un angolo
fuori al mattone e quello fa il vetro in mille pezzi, con poco rumore.
Se suona l’allarme ci scippi la centralina,
il bloccasterzo: col piede di porco (te lo sei caricato in una sporta),
facendo leva sulla parte alta del cruscotto.
Per accendere ti porti la chiave passepartout
Tiè! Chista cca.
(Il vecchio gli alluga una chiave)
E poi, che ci faccio con la macchina, dove la porto?
La porti a me, figlio mio. Te la levo io dalle mani.
Lei? Se la prenderebbe? Una macchina rubata?
Un sacrificio, per aiutarti. E ti do cento euri.
Accussì picca?
Facciamo centocinquanta. E mi rovino.
Mi ci viene una camicia nuova.
E la panza piena...
E questi quattro chili di patate?
Ormai che l’hai comprati, dalli a me e
tieni ‘sto ferro invece e stu balatuni.
(Il vecchio dà al giovane una pacca sulle spalle. Il giovane se ne va. Il vecchio raccoglie la saliva e sputa per terra)
Il vangelo secondo Skordovic (abitante della Kalsa)
Beati i poveri di spirito.
Essi abitano qui, alla Kalsa
quartiere di Palermo
Sicilia, Italia, Mondo
Beati i miserabili, i malacarne, i derelitti
che stanno qui alla Kalsa.
Girano con motorini rubati
Sucano babbaluci e schiacciano semenza
Al passaggio ti guardano male:
“a tagliarti la faccia”.
Beati quella che hanno fame di frittola e musso
E sete di birra Forst
Abitano alla Kalsa da quando sono nati
Siedono sui gradini di S. Teresa tutta la giornata
Proteggono le loro mogli-bambine incinte
Se ci capita un lavoro lo fanno, sennò no.
Beate le meretrici, perché troveranno i loro clienti
la sera sui marciapiedi di via Lincoln
o di giorno tra i cespugli della Favorita.
Sono le stesse. Le trasporta, ogni pomeriggio, il magnaccia con il lapino.
Beati i mafiosi della Kalsa
Che girano con le macchine coi vetri fumé
E le fanno sgommare
Che si mettono a parlare in piazza
E tutti si mettono in cerchio ad ascoltare .
Che c’hanno le fidanzate procaci
Le vestono firmate e le tengono come trofei.
Beati loro, putredine della terra, perché hanno quello che gli altri non hanno.
Beati i bambini della Kalsa
Che giocano a pallone a Piazza Magione
Che rompono i finestrini delle auto
per fare vedere che lo possono fare
Che si tirano le pietre
Che diventeranno miserabili, derelitti,
malacarne, mafiosi, magnaccia, disoccupati,
padri-bambini, succiatori di babbaluci.
Talvolta mentendo, talvolta dicendo la verità
Diranno ogni sorta di male contro di loro
E li perseguiteranno, li affliggeranno.
Beati loro che non avranno nessuna ricompensa,
nessun regno dei cieli, nessun inferno
La loro vita andrà così, e basta.